Prove tecniche di regime :

•26 Settembre, 2008 • Lascia un Commento

In queste ultime settimane, adesso non mi ricordo con precisione il giorno, mi è capitato, durante un disperato zapping notturno, d’imbattermi in un’ interessantissimo speciale dedicato al giornalista Enzo Biagi; un condensato d’ interviste, speciali e vari filmati tutti parte della sua celebre e ultima grande trasmissione : “il fatto”


Mentre scorrevano le immagini su RAI 3, una delle ultime isole felici per quanto riguarda la libera informazione in Italia, pensavo alla grandezza del Biagi giornalista, alla sua capacità di essere al tempo stesso educato ma non accomodante con l’intervistato di turno, di non nascondere le sue idee dietro una faziosità di comodo e soprattutto la sua ostinazione nel mettere in primo piano, sempre, la notizia ; insomma la volontà di fare un giornalismo “vero”, al servizio di una pubblica opinione matura,
in grado di farsi un’idea di quello che succede, come già avviene nelle più moderne democrazie occidentali.
Al tempo stesso, oltre a sentire tanta nostalgia per uno dei più grandi giornalisti italiani assieme alla penna di Indro Montanelli, pensavo a quanta merda,travestita da informazione, viene liberamente passata nel sistema televisivo italiano.
Basta vedere, per esempio, all’accurata manipolazione con cui vengono trasmesse le notizie, i vari filmati e commenti ad esse correlati, l’ordine stesso delle loro apparizioni.
Dai telegiornali del presidente del consiglio risulta quasi nullo, o ridotto allo stremo, lo spazio dedicato
alle opposizioni e alle loro iniziative mentre l’attività non solo del governo ma anche dei partiti stessi che formano la coalizione governativa occupa quasi per intero la nota politica quotidiana di questi “TG”.
Se prima i dati economici, tuttora poco edificanti circa il sistema Italia, venivano presentati con la
precisa volontà di presentare il precedente governo Prodi come unico responsabile della difficile situazione in cui versano le famiglie italiane alla fine del mese adesso sono semplicemente delle calamità
cadute dal cielo contro le quali è necessario serrare i ranghi e stringersi con fiducia a questo governo,
unico in grado di risolvere i problemi del paese.
Il problema della sicurezza delle nostre città prima era una vera e propria emergenza, con bande e orde di barbari criminali in grado di scorazzare liberamente e compiere ogni sorta di atrocità su anziani,
donne e bambini grazie alla complicità del governo di centrosinistra ; adesso, con questo nuovo esecutivo, gli sbarchi di “disperati” sulle notre coste sono continuati ma il tutto in una dimensione assolutamente tollerabile e paragonabile all’ immigrazione clandestina presente in altri paesi europei come la Germania e la Spagna.
E ci sarebbero altri esempi da tenere presente, per non parlare di come è stato trattato il caso Alitalia,
ma non voglio stancarvi ulteriormente con le mie parole.

Insomma,visto lo stato di salute, in termini di obbiettività e pluralismo in cui versa il nostro sistema televisivo, l’esecutivo del premier Silvio Berlusconi, paladino del liberalismo nell’informazione come con tanta sicurezza sostiene di essere, può dormire sonni tranquilli per lungo tempo, in barba al sistema democratico e al conflitto d’interessi, ancora e chissà per quanto tempo, irrisolto.
Federico.

L’amore per la montagna

•28 Agosto, 2008 • 1 Commento


Come penso abbiate già capito da un pezzo io adoro la montagna.
Anche in quest’estate,seppur con minore frequenza rispetto agli anni passati,facilitato dal fatto di abitare in una cittadina non troppo lontana dal confine della pianura,mi sono divertito ad andare più volte in tanti posti a cui sono molto affezionato.
Piccoli paesi delle prealpi vicentine come Bosco di Tretto,con i suoi verdissimi prati ai piedi del monte Summano e una trattoria dove potersi fermare a mangiare delle ottime ed abbondanti grigliate di carne e polenta quando arriva il tramonto; Castelvecchio,quattro case sopra Valdagno,ideale per bersi un cappuccino in santa pace la domenica pomeriggio.
E poi Tonezza,fatta di sali e scendi,con le sue contrade disperse e circondate da tanti boschi.
A Tonezza tra l’altro,per la prima volta,mi sono cimentato nella figura di cuoco ad un camposcuola per ragazzi.Fortunatamente,aiutato da persone molto più esperte di me,me la sono cavata bene e non ho bruciato nessuna pentola a dispetto della mia poca esperienza nell’arte culinaria.
Una delle cose di quei giorni che più ricordo è quando ogni sera andavo fuori a farmi un giro in paese
per fumarmi una sigaretta;dalla strada principale di Tonezza lo sguardo arrivava per kilometri sulla
pianura vicentina fino a perdersi oltre il padovano fino ai colli Euganei,uno spettacolo fatto di luci,scintille,lontananza da casa,tanto fresco e tanto silenzio.
Nel bel mezzo di Agosto poi, ci siamo svegliati alle tre di mattina per arrivare puntuali alle otto al rifugio
“Baion”,punto di partenza per arrivare alla forcella di “cima Froppa”, a più di duemila e cinquecento metri nel gruppo dolomitico delle “Marmarole”,sopra Lozzo di Cadore.
Alle sette e mezza di sera,dopo più di dieci ore di cammino tra ghiaioni,tratti di cordata,pascoli d’alta quota e impervi sentieri che non finivano più,stremati nelle ginocchia e nelle caviglie ma con tanta gioia,siamo ritornati al “Baion” per poi riprendere la macchina,fermarsi a Belluno per mangiare una pizza
ed infine arrivare a casa verso le due e mezza di notte,fantastico ! no ?
Un bel salto nel mondo dei ricordi sono le gite a Caprile,uno degli ultimi paesini ai piedi della Marmolada e del monte Civetta.
Il vecchio parco giochi, la stradina sulle rive del Cordevole per arrivare al santuario di Santa Maria delle Grazie, l’albergo dove trascorrevo per due settimane all’anno le vacanze
con i miei genitori e poi tanti altri luoghi legati alla mia infanzia che rendono per me questo piccolo paesino di montagna unico e diverso da tanti altri luoghi che ho visto.
Insomma, anche in quest’ estate che piano piano sta volgendo al termine, la montagna è stata
importante per me;
Direi un buon bicchiere d’acqua per il cuore.
Federico

Prima di andare a Bassano del Grappa

•10 Maggio, 2008 • Lascia un Commento

Oggi è un pomeriggio assolutamente tranquillo, dalla finestra della mia cameretta al confine della città si vedono distese infinite di campi battuti da un sole violento ed accecante, tra poco partirò assieme ai miei amici alla volta di Bassano del Grappa per dare di sfuggita un’ occhiata all’adunata degli alpini. Nessuno di noi ha fatto l’alpino e personalmente sono lontanissimo da una certa retorica dell’eroe soldato caduto per la patria però è semplicemente il gusto di vedere tanta gente in un’atmosfera particolare, legata comunque a delle pagine importanti della nostra storia nazionale e poi, lo ammetto, la voglia di “spassarcela” nel senso più liberatorio del termine, infatti al momento non ho proprio idea a che ora torneremo stanotte e se arriveremo a casa tutti interi; di sicuro torneremo abbastanza ubriachi da far fatica a centrare il buco della serratura per entrare in salotto.

Comunque, al di là di questa cosa, stavo pensando come le cose che ci accadono, le sensazioni che proviamo ci attraversano il cuore, a volte lo devastano, lo stritolano, lo rigirano e lo rivoltano come un calzino per poi andarsene come se non fosse successo nulla, come fanno quei temporali estivi di poche ore ed è bello scoprire come il tuo piccolo mondo non è stato scalfito e di essere ancora pronti a vivere nuove avventure, a mettersi in gioco, a provare ancora, come in un gioco infinito di combinazioni di carte: amore, gioia, voglia di partire, sofferenza, rabbia, solitudine e così via.

Forse vi sto solo dicendo delle banalità, di questo vi chiedo scusa, ma in questo momento non mi viene in mente altro, anzi vi saluto perchè devo andare a prepararmi per uscire; ci aspetta un pomeriggio, spero, pieno di gioia, di stronzate, di tricolori appesi alle finestre delle case, di birra, di vino e tanto altro. Ciao.

Federico    

Umili parole

•30 Aprile, 2008 • Lascia un Commento

Non ho molto da offrirti con queste mie umili parole; niente pensieri lunghi, grandi progetti, teorie di Platone,  visioni ottimiste di grandiose albe proletarie, nè alpini sdraiati sui prati al sole che cantano ubriachi con le lacrime agli occhi ma solo flash, guerriglia metropolitana, fatti di sangue, fatti di cronaca, domande confuse che sanno di egoismo, paura, decadenza di basso impero, crisi del III° secolo.

Non ho molto da offrirti con queste mie umili parole; niente discorsi di coscienza civile, impegno, partecipazione popolare, nè piazze gremite di gente che applaudono felici con le loro bandiere ma solo privilegi, tasse non pagate, nuova nobiltà, puttane alla moda che bevono champagne al largo dell’isola di Cipro, ondate di recessione che tagliano vite e distruggono destini. 

Non ho molto da offrirti con queste mie umili parole; niente viali d’autunno,  crepuscoli di fine estate e dolce malinconia  di settembre, nè bicchieri di vino rosso appoggiati su vecchi tavoli di legno che hanno il calore delle poesie di Ungaretti e Pasolini ma solo vigliaccheria, servilismo, guerra di cifre, sondaggi,  maggioranze e minoranze, conflitto d’interessi, libertà d’opinione calpestata, libera informazione manipolata.

Non ho molto da offrirti con queste mie umili parole; niente colori, acquerelli parigini, quadri di Van Gogh, nè l’arte e la fantasia di viaggi indimenticabili in un’indimenticabile primavera tra le piazze di Firenze ed Assisi ma solo depressione, realismo, morfina, amori dimenticati da anni che ogni tanto si fanno, così indifferenti e cattivi, rivedere dietro la porta di casa.

Non ho molto da offrirti con queste mie umili parole; niente chitarre, libretti di canzoni, ricordi d’infanzia, partite di tennis giocate fino al tramonto nè amicizie che nascono il primo giorno di scuola e che durano per tutta la vita ma solo vincitori, sconfitti, opportunismo, sotterranei londinesi inzuppati di sangue, soldati che controllano strade tropicali, Garibaldi e Mazzini, insieme all’entusiasmo di una velina del sabato sera, mentre riscrivono la Costituzione.

Perdonami se non ho molto da offrirti con queste mie umili parole.

Federico  

 

  

Luci e ombre a sinistra

•29 Aprile, 2008 • Lascia un Commento

Le elezioni sono passate da alcune settimane e quanta tristezza e desolazione nel vedere i segretari dei partiti che componevano la cosiddetta “sinistra arcobaleno” abbandonarsi ad accuse ed imprecazioni contro il partito democratico colpevole, secondo loro, di aver aperto la strada alla vittoria della destra e della definitiva distruzione di tutto quello che rimaneva della sinistra in Italia. Ma perchè invece di dare sempre la colpa agli altri i vertici di queste forze politiche non trovano il coraggio di guardarsi allo specchio e di ammettere il sostanziale fallimento della loro politica in questi ultimi due anni ?

Di una politica dominata dai “no ad oltranza”, dalle dichiarazioni fatte alla mattina per essere smentite alla sera e dagli slogans ancora legati ad una cultura politica appartenente oramai soltanto ai libri di scuola.

Invece di passare il tempo a litigare anche su un solo respiro del governo Prodi non sarebbe stato meglio cercare una positiva collaborazione con l’esecutivo portando avanti quelle istanze e richieste proprie di quei settori sociali da sempre legati alla sinistra antagonista ?

Ma la cosa più grave, a mio avviso, è che ci si è dimenticati proprio della gente che si doveva rappresentare non andando davanti alle fabbriche a parlare con gli operai, nelle scuole a confrontarsi con gli studenti e infine mostrando tutto il proprio bagaglio di indifferenza e demagogia verso immigrati e lavoratori precari . Insomma io penso siano stati proprio coloro che si definivano con tanto orgoglio ancora “comunisti” ad aver definitivamente distrutto ogni traccia, anche in parlamento, dell’eredità del vecchio partito comunista  e della sinistra del 900′ italiano.

Non sono per nulla contento di questa grave sconfitta elettorale che consegna per molti anni la guida del paese in mano al pericoloso populismo della destra ma dall’altra parte vedo come un fatto positivo la nascita e il consolidamento, dopo anni di attesa, di un solido partito riformista erede delle migliori tradizioni appartenenti al socialismo e al cattolicesimo democratico.

In un paese spostatosi profondamente verso destra c’è da lavorare parecchio, ripartire da zero e rimboccarsi le maniche visto anche la profonda delusione legata alla perdita del comune di Roma dopo 15 anni di buona amministrazione ma, come ha affermato giustamente Paolo Mieli, direttore Corriere della sera, queste elezioni non sono “la fine della storia” bensì l’inizio di una nuova fase politica nella quale si attende il nuovo governo delle destre alla prova dei fatti. 

Federico

La campagna elettorale

•9 Aprile, 2008 • 1 Commento

Se proprio devo essere sincero, in questi ultimi mesi non mi sono interessato molto di politica;
naturalmente non è che abbia totalmente chiuso gli occhi di fronte a tutto quello che mi succedeva
intorno ma ho preferito occuparmi di altre cose e le nuove canzoni che sto scrivendo e che tra poco vedranno la luce non parlano di politica bensì di storie, persone e sentimenti più legati a fatti miei personali.
Tuttavia in questa campagna elettorale mi ha particolarmente colpito l’incapacità di tutto il sistema radiotelevisivo, sia pubblico che privato, d’informare il cittadino sui fatti che accadono. I vari dibattiti televisivi invece di essere occasione di un serio e approfondito confronto tra le diverse forze politiche sono stati la passerella di nani, ballerine e giornalisti incapaci di fare i giornalisti ma bravi solamente a battere le mani, parlare di fiction, gastronomia locale e fare la domanda più conveniente all’ospite di turno riducendo il tutto, dal caso Alitalia alle pensioni, dalle tasse all’emergenza rifiuti in Campania, ad uno spettacolo frettoloso ed inconcludente, dove il solo a rimetterci è il povero spettatore-elettore vittima di politici i quali, con aria saccente ed arrogante, giocano con le parole sulle paure e sulle difficoltà della gente per portarsi a casa l’obbiettivo di aumentare il proprio bacino elettorale nella guerra di sondaggi del mattino seguente.

E’ il caso dell’onorevole Giulio Tremonti, nuovo eroe a difesa del potere d’acquisto degli stipendi delle famiglie italiane e convinto sostenitore dell’idea dei venti mesi del governo Prodi come radice di tutti i mali d’Italia. Il signor Tremonti però fa finta di dimenticare di essere stato ministro dell’economia fino a due anni fa del governo Berlusconi; un’esecutivo durato ben cinque anni il quale, pur godendo della più ampia maggioranza parlamentare mai avuta da un governo nella nostra storia repubblicana, non mi pare abbia fatto quelle grandi riforme economiche che il paese aspetta da più di quindici anni e neppure quella tanto sbandierata e promessa riduzione delle tasse.

E poi ancora, perché non è possibile, come avviene in tutte le altre nazioni democratiche, avere la possibilità di un confronto pubblico tra gli esponenti dei due maggiori partiti che si contendono la guida del paese? Perché tutte queste resistenze di fronte ad un libero dibattito di opinioni?
Alla fine di questi miei pensieri sulla mediocre campagna elettorale ormai alla fine mi sento di dire in tutta sincerità che voterò per il partito democratico; l’unica proposta politica, seppur con alcune contraddizioni e difficoltà al suo interno, libera dal pericoloso populismo della destra e dai vecchi schemi ideologici dell’estrema sinistra e intenzionata ad intraprendere un percorso di cambiamenti e riforme.

Federico

Che Guevara sta suonando l’armonica

•20 Marzo, 2008 • Lascia un Commento

Che Guevara sta suonando l’armonica
mi scalda il cuore quando improvvisa all’armonica

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Che Guevara sta suonando l’armonica ed è bello vederlo ancora lì, nella metro di Parigi o nei parchi innevati di Varsavia, con quel suo modo,allo stesso tempo così dolce e strano, di  tenere le note e ti rendi conto di quanto sia bello, nonostante tutto, poter esserci ancora
Che Guevara mi è sempre stato vicino
Che Guevara è sempre stato sincero e non ha mai smesso di dirmi come stavano le cose
Che Guevara mi ha asciugato lacrime quando ce n’era bisogno
Avevo fame e mi ha dato da mangiare
Avevo sete e mi ha dato da bere
Quando è morto mio padre e tutto intorno era finito mi ha regalato un fresco mantello di stelle e parole d’amore per riuscire a stare nel buio.
Che Guevara sta suonando l’armonica
mi scalda il cuore improvvisando all’armonica
Che Guevara è la primavera che arriva su queste piazze d’Italia, la fine della scuola, il mio cortile nelle sere d’estate
Che Guevara è una buona notizia nel cuore della notte, il profumo del legno nel bosco, l’acqua di una sorgente che s’incontra lungo un sentiero di montagna
Che Guevara è questa penombra, la calma di oggetti in una stanza prima di ripartire,
la rosa fiorita in un balcone
l’emozione, l’attesa e la paura al primo appuntamento davanti a un cinema
Che Guevara è a Genova
Che Guevara è in piazza Alimonda, ha appena passato le transenne, è in mezzo alla gente e regala fiori ai carabinieri
Che Guevara è nelle periferie
Che Guevara sta distribuendo pane, medicine ai bambini di Fallujah
Che Guevara è una persona buona
Che Guevara è come mio padre che se n’è andato senza dirmi nulla in una notte di novembre
Che Guevara sta suonando l’armonica
Che Guevara sta improvvisando all’armonica e sta nascendo amore
Che Guevara è la mia voglia di vivere e resterà per sempre nel mio cuore.

Federico
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Pensieri che sanno di Rimmel

•4 Febbraio, 2008 • 2 Commenti

Tante volte abbiamo visto le stelle insieme.
Abbiamo portato lo stesso zaino e condiviso la fatica di strade bianche e sentieri d’alta quota per arrivare con gioia ad un rifugio dal quale poter ammirare delle indimenticabili albe e tramonti.
Ma, in questo momento, visto lo stato attuale dei nostri rapporti, ho tanta voglia di demolire anche il più bel ricordo che ho di te; di distruggere il tuo egocentrismo con la mia poesia.

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Per te scriverei 1000 “Like a rolling stone” per poi fartele ascoltare fino allo sfinimento, fino a quel senso di nausea per la delusione di un rapporto finito male perché a parole sei tanto brava ma poi, a fatti concreti, sei peggio di tante altre persone che ho incontrato lungo la mia strada.
Non mi sono mai veramente sentito capito da te.
Hai sempre considerato la mia timidezza come l’insicurezza di un brutto anatroccolo e non come una parte importante di me dimenticando che, in molte occasioni, sono proprio le persone più introverse a non deluderti mai nel dimostrare amore ed amicizia.
Hai sempre preferito quelli che io chiamo gli “spacconi”, gli “amiconi”, quelli da una pacca sulla spalla e via; quelli che dopo aver scambiato appena due chiacchiere con te hanno già la pretesa di conoscerti bene senza avere il minimo interesse di capire chi gli sta di fronte.

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Recentemente mi hai dato perfino dell’egocentrico solo perché ci tenevo a catturare la tua attenzione per le ultime cose che ho scritto… scusa se ti ho disturbato e scusa se non posso sempre sapere tutto quello che fai durante la giornata.
Qualche volta mi è venuta la tentazione di prendere in mano il telefono anche solo per sentire la tua voce e provare a rompere il ghiaccio ma penso servirebbe solamente a farci ancora più male e a riaprire così vecchie ferite.
In conclusione, alla fine di questi pensieri non posso fare altro che dedicarti queste parole:

“Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà
chi altro”

con affetto
Federico.

un doppio articolo per Natale

•24 Dicembre, 2007 • Lascia un Commento

Beati i puri di cuore :

Beati i puri di cuore che in questa distesa d’estate con le loro coperte si sono seduti sui prati e dalle vertigini della Marmolada sembrano tanti puntini colorati mentre si scrivono cartoline e mangiano cioccolata.

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Beati i puri di cuore che in questa distesa d’estate camminano e giocano in braccio ai loro padri lungo una stradina di panchine ai bordi di un torrente di montagna ed io ripenso alle vacanze;ai giorni caldi e soffusi del luglio 82’ quando camminavo nella luce assieme a mio padre per fare ritorno, puntuali ma un pò in anticipo, in albergo a mangiare la minestra della sera.
Beati i puri di cuore che in una distesa d’estate hanno deciso di vivere,sono scappati dalle trincee;
si sono fatti la Jugoslavia a piedi, hanno dormito nei fienili sotto le stelle per riabbracciare i genitori.
Beati i puri di cuore che in questa distesa d’estate, grazie a una commedia hollywoodiana con Tom Hanks e Meg Ryan, si sono commossi, hanno pianto, si sono innamorati e adesso, dopo aver tanto sofferto dentro a lunghe ed interminabili notti umide di novembre sono lì, immersi al centro della pista che ballano, guancia a guancia, un’indimenticabile lento di “Miles Davis & la sua band” nel periodo d’oro della “West coast jazz”.

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Signore ti prego

fammi diventare un canto

un canto silenzioso ma duro a morire

uno di quei canti che ognuno si porta dentro

per tutte le volte che il dolore ci arriva addosso

mi piacerebbe essere un giocattolo

un giocattolo d’amore

buono per questa distesa d’estate

 

Federico

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Il gestore del golf club :

Se proprio devo essere sincero provo ammirazione per il gestore del golf club, è uscito per comprarsi un pacchetto di sigarette ed è finito in Australia dove ha aperto un bar all’angolo che passa take-away cinese.
Se proprio devo essere sincero, io voglio bene al gestore del golf club; è rimasto sé stesso, ha dato ascolto ai suoi sogni e al suo cuore e non a quelle mille voci di giovani scaltri, maligni e alla moda che gli dicevano di rimanere, di fregarsene, di girare la testa dall’altra parte e di continuare a sopportare un fardello troppo pesante da essere portato.

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Sai una cosa, quando siamo usciti una sera per farci una birra al solito pub che abbiamo frequentato per almeno dieci anni, tra i mille ricordi, ai quali è stata levata la polvere, ridato luce e voglia di vivere grazie alle nostre parole, è stato sanguinoso per il mio cuore sentirlo raccontare che una notte aveva fatto un sogno bellissimo. Non era uno scherzo e neppure un incubo, era una di quelle situazioni che ti arrivano alla mente quando sei nel dormiveglia e dalla saracinesca della tua cameretta stanno filtrando le prime luci del giorno ma non ti sei ancora svegliato; si trovava in un prato e stava abbracciando suo padre.
Ma quando poi ha riaperto gli occhi e si è ritrovato solo nella sua stanza, ha capito che tutto questo era stato solo un sogno e che suo padre non c’era più e così si è messo a piangere. E poi ancora,con il mio cuore che sanguinava sempre di più tra una birra e l’altra, mi ha raccontato di quanti ingannatori, ricattatori e ipocriti lo avessero deluso negli ultimi mesi, di come tutto quello che gli girava intorno sembrava così difficile ed inutile e di aver perso, ormai da molto tempo, qualsiasi interesse a capire il senso delle cose e del mondo.
Da quella sera di novembre al pub non l’ho più rivisto.

Se proprio devo essere sincero il gestore del golf club resterà sempre nel mio cuore, è uscito per comprarsi un pacchetto di sigarette e adesso vive in Australia dove ha aperto un bar all’angolo che passa take-away cinese.

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Incamminarsi

come ha fatto il gestore del golf club

con i propri amori non detti, i fallimenti

la fantasia

in una notte di pioggia

lungo uno di quei sentieri nascosti della città

e ritrovarsi tutto ad un tratto

in un posto caldo

senza memoria

dove la speranza è una cosa buona.

 

Federico

 

Piccolo trenino

•3 Dicembre, 2007 • Lascia un Commento

Piccolo trenino, inaspettato regalo di un temperato crepuscolo d’aprile, che all’ora del vespro, momento di passaggio tra la luce e il buio, hai bussato alla mia porta, portami lontano.

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Portami a Caprile, a quella stradina di sassi, disseminata di panchine, sul bordo del Cordevole, che facevo a piedi ogni mattina, durante le vacanze, assieme a mia Madre per arrivare ad una chiesetta francescana; portami a respirare il nero e l’umidità cattiva, nascosta tra le rocce e il muschio, dei “serrai di sottoguda”; alle porte della Marmolada, in quella tabaccheria, negozio di Souvenir per turisti arrivati a “Malga Ciapela”, quando i miei genitori mi regalarono un sacchetto di soldatini tedeschi e inglesi; a Bosco di Tretto e al campo scout dell’87 con i suoi lupetti, uno zaino blu e le leggende sugli gnomi; portami a Passo “Croce Daune”, perché , alla fine di un tenebroso ed interminabile sentiero, c’è ancora, circondata dai boschi, quella casa bianca e i suoi verdissimi prati dove, a 13 anni, ho imparato gli accordi de “la donna cannone”; a “Malga Lora” e “Malga Rivetta”con le loro discese e pendii, la cascatella di un torrente, l’odore di erba pestata al tramonto, le veglie sotto le stelle davanti ad un fuoco e una canzone di Battiato; all’aria calda e violenta che sbatteva le tendine di un regionale, diligenza del Far West all’inseguimento della felicità, nelle campagne colorate dal giallo dei girasoli tra Terontola ed Assisi; agli arpeggi di Branduardi e alle centinaia di Lucky Strike fumate per metà e gettate di nascosto dalla finestra della nostra camera, sulle tegole della casa di fronte; al caldo africano, capace di sciogliere la suola delle nostre scarpe, durante la camminata per arrivare all’eremo di “Colle Pino”; ai salmi, al pane senza sale, alle preghiere nell’Eremo delle Carceri; al buio con le sue stelle di quella notte in piazza Santa Chiara; a quella pace nel cuore cantando “preghiera ortodossa” tra gli affreschi medievali della cappellina di “San Francescuccio”; a quelle melanzane rubate in un orto in riva al lago, con la pelle e gli occhi invasi dai raggi di un’alba rossa; alle birre bionde, bevute alle spalle del sacrario militare di Asiago intorno alle 4 di mattina; alla neve che ricopriva le case di Stoccarda; alle canzoni di Paolo Conte cantate a un capolinea della metro parigina; a quegli autobus scassati della periferia di Varsavia; alle fette di torta alle mele mangiate lungo i corridoi e sul tavolo di una domestica cucina nella “casa dell’immacolata”.

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Piccolo trenino
piccolo trenino dei miei ricordi, di tutte le persone e i posti che ho conosciuto, visitato ed amato, proteggi il mio cuore e portami lontano.

federico