Ancora un pò di storia : la Resistenza
Prima di parlare della Resistenza desidero già in anticipo scusarmi con tutte quelle persone,probabilmente non molte ma che ringrazio di cuore, animate dal piacere di andare a leggere quello che scrivo ogni volta che viene pubblicato in questo piccolo spazio su internet ma che possono aver trovato,specialmente questi utimi editoriali, un pò noiosi e ripetitivi per gli argomenti che ho trattato. Di questo chiedo scusa ma sono da sempre un appassionato di storia, in particolare del 900′; mi piace seguire il dibattito culturale che circonda ancora oggi i fatti della storia italiana ed esprimere il mio pensiero a riguardo.
Recentemente in una puntata della trasmissione televisiva “Porta a Porta” di Bruno Vespa,argomento della serata l’ultimo discusso film del regista americano Spike Lee tratto dalla strage nazista di Sant’Anna di Stazzema del 1944, era ospite Giampaolo Pansa, noto giornalista e autore di discussi e popolari saggi come “Il sangue dei vinti” e “Sconosciuto 1945″. Durante la trasmissione lo scrittore con una certa aggressività ed arroganza condannava le critiche e le polemiche,sconfinanti secondo lui nella richiesta di “censura”, scuscitate dalle sue opere fino a denunciare il clima di intimidazioni e violenze subite dalla sua persona;
la sua “arringa”, dai toni sempre più irritanti, arrivava poi a mettere in discussione l’importanza storica della Resistenza e l’atteggiamento del Partito Comunista Italiano in quel periodo.
Ecco, in tutta sincerità mi sento di non essere per nulla daccordo con quanto affermato
da Pansa per tutta una serie di motivi.Come fa lo scrittore a denunciare questo presunto clima di “censura” che lo circonda se le sue opere sono libri di successo, ai vertici per un lungo periodo delle classifiche dei libri più venduti, ristampati più volte nel corso di questi anni e per di più sceneggiature per film e fiction di prossima uscita al cinema e in televisione ? insomma dov’è questa censura di cui è vittima Giampaolo Pansa ?
Sicuramente la sua opera è positiva ed importante nell’indagare colpevoli, responsabilità e sollevare dall’oblio quei tragici fatti di vendette e rappresaglie compiute da alcuni gruppi di partigiani a guerra finita e di cui furono vittime fascisti,collaborazionisti e in alcuni casi innocenti che con il fascismo non centravano niente ma considero un errore arrivare a condannare l’intera Resistenza italiana.
Pansa forse dimentica molte cose tra cui la scelta compiuta dal PCI con “la svolta di Salerno” operata da Togliatti nel 1944 di entrare pienamente nel futuro sistema repubblicano e di costituire fin d’allora,pur tra mille contraddizioni interne, uno dei pilastri del nostro sistema democratico anche nei momenti più bui della nostra storia come “gli anni di piombo”.
Ma la cosa più grave, a mio avviso, è che Pansa dimentica il significato più profondo della Resistenza come primo segno di partecipazione popolare,il sacrificio di tanti ragazzi che decisero di combattere per la libertà senza aspettare chiusi in casa l’arrivo degli alleati nelle grandi città del nord, il riscatto di un popolo dopo vent’anni di dittatura, le vergognose leggi razziali e la tragedia di una guerra ;
la Resistenza come radice e fondamento del nostro sistema democratico.
Federico.



Lascia un commento