Essere di Sinistra

Quanta confusione sotto queste stelle e soprattutto, quanta confusione nel nostro paese.
In questo generale marasma di sogni, valori, parole, culture e linguaggi che vanno e vengono

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un’ interrogativo, da molto tempo, mi sto portando dentro e al quale, non ho ancora trovato risposta:
“ Che cosa significa, al giorno d’oggi in Italia, sentirsi di sinistra ?”.
Anche se nato in una famiglia “moderata” lontana dalla politica, i primi giornali
comprati alla mattina prima di entrare a scuola, certi discorsi con alcuni professori tra una lezione e l’altra,
i testi di Dylan e De Gregori che ti smuovono qualcosa dentro, i film di Nanni Moretti, gli amici, alcuni viaggi in Italia e all’esteromi hanno portato, fin dai miei 17-18 anni a coltivare un forte senso d’appartenenza per questa parte politica.

Tuttavia, in questo particolare momento storico e politico, difficile fase di transizione e cambiamento per il nostro paese, sinceramente mi sento molto confuso.

Da una parte si afferma che, per restare al passo con il mondo e con le sfide che la società del nuovo millennio ci mette davanti, la sinistra deve, in maniera definitiva, recidere ogni legame con il passato, sciogliersi come partito autonomo e dare vita, assieme ai gruppi di tradizione cattolica, ad una nuova formazione di stampo “democratico”sull’esempio del sistema americano.
Un nuovo partito che appare però, fin dalla sua nascita, privo di una sua cultura, di una sua identità ed incapace di parlare al cuore della gente. Un soggetto politico all’interno del quale il solo nominare la parola “sinistra” sembra non essere permesso, in quanto quasi segno di uno “sporco” passato da cancellare e le voci a difesa di alcuni dei Diritti Civili, conquistati con le lotte degli anni 70’, appaiono così timorose, persino di poter parlare.

Altri mi dicono invece, che non si può dimenticare la storia, la tradizione e le bandiere di uno dei più grandi partiti Comunisti dell’occidente; che in nome di alcuni ideali molte persone hanno sacrificato la loro vita da operai nelle fabbriche o da partigiani in montagna ed io a sentire questi discorsi mi commuovo per poi, vedere alla televisione, giovani con il passamontagna bruciare bandiere d’Israele e spaccare le vetrine del centro oppure uomini con importanti responsabilità di governo arrivare a minacciare di far cadere un’ esecutivo legittimamente scelto dagli elettori, così da spianare la strada a un nuovo governo della destra, per difendere i privilegi di un ristretto gruppo di persone a danno del futuro un’intera generazione.

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A chiusura di queste considerazioni, mi sento ancora sicuro nell’affermare, senza vergogna e fraintendimenti di alcun genere, il mio stare a sinistra e di non avere nessuna voglia di buttare dalla finestra tutto quello in cui, per tanti anni, ho creduto con tanto cuore ed entusiasmo ma dall’altra parte, in questi tempi così violenti, veloci e confusi, di non riuscire a capire a quale porta bussare, in chi poter riporre la mia fiducia, parola che per me è ancora carica di un alto valore umano.

federico

~ di federicomarchioro su 2 Ottobre, 2007.

5 Risposte to “Essere di Sinistra”

  1. Caro Federico
    ho trovato il tuo blog navigando per internet, perché,
    guarda caso, mi sono posto la tua stessa domanda e i tuoi
    stessi interrogativi.
    Anch’io ho come te vissuto la mia giovinezza ascoltando Dylan e
    sentendomi appartenente sin d’allora alla grande sinistra a fianco dei poveri, degli sfruttati e sentivo che
    solo da sinistra mi potevo aspettare un vento di valori
    rivoluzionari per un mondo più degno e più
    giusto. Soprattutto antifascista!
    Da allora non credo di aver cambiato idea.
    Ancora adesso che ho 66 anni mi sento di
    sinistra,tuttavia,come te, mi sto dibattendo in non poche
    perplessità che riguardano la realtà che stiamo vivendo
    con un governo Prodi prossimo al collasso e con un Partito
    democratico su cui molti, come te e come me, hanno riposto
    molte speranze ed aspettative.
    Credo anch’io che il PD avrebbe già dovuto dare risposte a
    domande come queste che mi sembrano estremamente importanti:
    1.ma cosa ci fanno i comunisti al governo?
    2.ha senso oggi essere comunista?
    3.per portare in Italia e nelle nazioni PACE, SOLIDARIETA’
    e GIUSTIZIA, ci vuole o no il marxismo?
    4.Ma se il marxleninismo è stata la radice dello
    stalinismo e della sanguinaria dittatura del proletariato,
    com’è possibile che esponenti del governo come Diliberto
    vadano a celebrare il prossimo anniversario della
    Rivoluzione d’ottobre in Piazza Rossa?
    5.se si predica per una società LAICA dove nessuna
    RELIGIONE abbia ingerenze con la politica, allora perché
    comunisti dichiarati come Diliberto, sono al
    governo?
    Infatti il marxleninismo è per loro una RELIGIONE
    esattamente com’è per i cristiani. Ma, sisa, il Papa può
    solo parlare e mai sarebbe tollerabile la sua ingerenza in
    politica. Perché allora idevoti della religione COMUNISTA sono al governo?
    E’ certamente vero che il vecchio PCI questa religione l’ha relegata alla storia del passato e che si è trasformato, almeno nelle intenzioni, in un partito laico, tradendo, secondo i veri comunisti (vedi Mussi, Salvi ecc.), le sue radici e scindendosi a sinistra nel PRC e nei Comunisti di Diliberto.
    Ma, per molti aspetti, anche chi è oggi nel ds non ha mai rinnegato il marxleninismo.
    Non ho mai sentito dire da Fassino alcunchè che rinneghi
    il marxleninismo come male assoluto così come ha fatto Fini per quanto riguarda il fascismo.

    Mi piacerebbe continuare con te (e chiunque ne sia interessato) questa conversazione ben sapendo che non sarà facile dare risposte convincenti a queste mie domande che proporrò anche nei forum riguardanti il PD. (www.ulivo.it)
    Un caro saluto
    franco

  2. Sono anch’io musicista.
    franco

  3. olè

  4. Ciao Franco sono rimasto molto colpito,in senso favorevole,dall’attenzione e dalla risposta che hai dato al mio
    scritto.Considero le recenti primarie che si sono svolte per eleggere il segretario del nuovo partito democratico un segno importante di partecipazione popolare, un segnale di energia e calore umano per questa nuova formazione politica.
    Anche se non ho votato per Veltroni spero abbia le capacità di raccogliere e di dare forza a questa voglia di partecipazione popolare, a questo bisogno di una sana politica capace di andare incontro alla gente e non di rimanere chiusa dentro le stanze dei bottoni e le segreterie dei partiti.

    Federico

  5. Solo con una grande sinistra unita si potrà cercare di abbracciare quel sogno di giustizia che ora ci sentiamo che non sia presente nel nostro sistema politico, ne il PDL e ne tantomeno il PD…che è uguale …o quasi, nemmeno rifondazione comunista…il partito che io voto, ma che ne conteso le linee uscite dall’ultimo congresso e dagli ultimi anni della sua esistenza parlamentare, questo è per me l’unica via politica che va sostenuta per una finalmente svolta reale in questa società di magna magna.

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